Dopo il tonfo di Prodi
Perché ora, anche tra i grillini, comincia a girare il nome di Cancellieri
In mattinata Pier Luigi Bersani propone al Pd il nome di Romano Prodi per ricompattare le fila del partito dopo la sconfitta di Franco Marini. I democratici, a caccia dei 504 voti necessari per eleggere un presidente della Repubblica, fanno uscire dalla riunione all'unanimità il nome del professore, che è stato lanciato in pista nella quarta votazione. Nessuno ci crede all'elezione del professore, se non gli aficionados. di Antonio Amorosi
8 AGO 20

In mattinata Pier Luigi Bersani propone al Pd il nome di Romano Prodi per ricompattare le fila del partito dopo la sconfitta di Franco Marini. I democratici, a caccia dei 504 voti necessari per eleggere un presidente della Repubblica, fanno uscire dalla riunione all'unanimità il nome del professore, che è stato lanciato in pista nella quarta votazione. Nessuno ci crede all'elezione del professore, se non gli aficionados.
“Votate Rodotà. Perché no, Bersani?”, gli urla Grillo dal Friuli. La frase fa capolino sul sito del comico, dove campeggia a tutta pagina un fotoritocco con Bersani che abbraccio Rodotà (il busto di Rodotà è quell'Angelino Alfano immortalato qualche giorno mentre viene abbracciato dal segretario Pd). Sentiti al telefono deputati e senatori grillini gongolano per aver spaccato in più pezzi la compagine democratica. E Vito Crimi aveva rimarcato ancora in mattinata che dopo il voto a Rodotà "si apriranno praterie per il governo", giocando al gatto col topo con il segretario Pd. “Niente Prodi per noi”, ci confida prima del voto un collega di partito del senatore Crimi. Anche se ci fa capire che dentro il Movimento ci sono sempre “quei trenta del sud” che potrebbero convergere su Prodi e abboccare alle sirene. Ma la partita durante la quarta votazione si capovolge e più di cento franchi tiratori del Pd convergono proprio su Rodotà e in parte minima su Anna Maria Cancellieri. E' in quell'istante della giornata che appare ancora più azzeccata la scelta di Mario Monti di buttare nella mischia il suo ministro dell'Interno. Non un nome a caso, che sfila definitivamente Scelta civica dalla possibilità di dare al professore bolognese i numeri per un elezione.
Delle insidie rappresentate da Stefano Rodotà per il Pd si sono già avute le prove nei primi spogli. Ma la Cancellieri arriva adesso. Donna di stato, commissario prefettizio a Parma ma soprattutto a Bologna dopo il caso Delbono (il sindaco sostenuto da Prodi per dimenticare l'ex Cofferati ma costretto dimettersi in seguito a un fuoco di inchieste giudiziarie) ha lambito la strada del professore proprio sulle vicende emiliane e torna ancora sulla sua rotta. “Noi siamo per Rodotà ma anche la Cancellieri non porta bene a Prodi”, ci ricorda un parlamentare grillino emiliano. “A partire dal suo arrivo a Bologna, tutti i sostenitori di Delbono si erano fatti di fumo”, ci ha rammentato alludendo alla schiera di sostenitore dell'ex sindaco indagato. “Ho incontrato una volta la Cancellieri, persona per bene, ma non la voteremo. Non voteremo neanche Prodi. Il nostro candidato resta Rodotà”, ripete arcigna. Anche se in Rete parte un appello per invitare anche i 5 Stelle a votare il ministro degli Interni, visti i meriti nell'antimafia e nella gestione ordinata della città emiliana.
Impallinato il professor bolognese con soli 395 voti, adesso esultano quelli che vogliono un accordo tra Pd e il Movimento 5 stelle, ma anche deputati e senatori del Pdl. “Prodi si è trasformato in un boomerang”, ci confida un altro parlamentare grillino emiliano che ammette: “Mi sono messo a ridere quando ho sentito il voto per Massimo e Vittorio Prodi (due delle schede erano vergati con questi nomi, ndr)” . Tutta l'Emilia politica di centrosinistra si è spesa per il suo alfiere durante la giornata, dal sindaco di Bologna, Merola, al professore ideatore di Last minut market, Andrea Segrè, ai deputati locali, al segretario del Pd bolognese Donini. Ma a niente sono serviti gli appelli, visto il tonfo finale.
“Votate Rodotà. Perché no, Bersani?”, gli urla Grillo dal Friuli. La frase fa capolino sul sito del comico, dove campeggia a tutta pagina un fotoritocco con Bersani che abbraccio Rodotà (il busto di Rodotà è quell'Angelino Alfano immortalato qualche giorno mentre viene abbracciato dal segretario Pd). Sentiti al telefono deputati e senatori grillini gongolano per aver spaccato in più pezzi la compagine democratica. E Vito Crimi aveva rimarcato ancora in mattinata che dopo il voto a Rodotà "si apriranno praterie per il governo", giocando al gatto col topo con il segretario Pd. “Niente Prodi per noi”, ci confida prima del voto un collega di partito del senatore Crimi. Anche se ci fa capire che dentro il Movimento ci sono sempre “quei trenta del sud” che potrebbero convergere su Prodi e abboccare alle sirene. Ma la partita durante la quarta votazione si capovolge e più di cento franchi tiratori del Pd convergono proprio su Rodotà e in parte minima su Anna Maria Cancellieri. E' in quell'istante della giornata che appare ancora più azzeccata la scelta di Mario Monti di buttare nella mischia il suo ministro dell'Interno. Non un nome a caso, che sfila definitivamente Scelta civica dalla possibilità di dare al professore bolognese i numeri per un elezione.
Delle insidie rappresentate da Stefano Rodotà per il Pd si sono già avute le prove nei primi spogli. Ma la Cancellieri arriva adesso. Donna di stato, commissario prefettizio a Parma ma soprattutto a Bologna dopo il caso Delbono (il sindaco sostenuto da Prodi per dimenticare l'ex Cofferati ma costretto dimettersi in seguito a un fuoco di inchieste giudiziarie) ha lambito la strada del professore proprio sulle vicende emiliane e torna ancora sulla sua rotta. “Noi siamo per Rodotà ma anche la Cancellieri non porta bene a Prodi”, ci ricorda un parlamentare grillino emiliano. “A partire dal suo arrivo a Bologna, tutti i sostenitori di Delbono si erano fatti di fumo”, ci ha rammentato alludendo alla schiera di sostenitore dell'ex sindaco indagato. “Ho incontrato una volta la Cancellieri, persona per bene, ma non la voteremo. Non voteremo neanche Prodi. Il nostro candidato resta Rodotà”, ripete arcigna. Anche se in Rete parte un appello per invitare anche i 5 Stelle a votare il ministro degli Interni, visti i meriti nell'antimafia e nella gestione ordinata della città emiliana.
Impallinato il professor bolognese con soli 395 voti, adesso esultano quelli che vogliono un accordo tra Pd e il Movimento 5 stelle, ma anche deputati e senatori del Pdl. “Prodi si è trasformato in un boomerang”, ci confida un altro parlamentare grillino emiliano che ammette: “Mi sono messo a ridere quando ho sentito il voto per Massimo e Vittorio Prodi (due delle schede erano vergati con questi nomi, ndr)” . Tutta l'Emilia politica di centrosinistra si è spesa per il suo alfiere durante la giornata, dal sindaco di Bologna, Merola, al professore ideatore di Last minut market, Andrea Segrè, ai deputati locali, al segretario del Pd bolognese Donini. Ma a niente sono serviti gli appelli, visto il tonfo finale.
di Antonio Amorosi